Screening per il cancro della mammella


Il cancro della mammella rimane il tumore più frequente nelle donne in Italia, rappresentando circa il 30% di tutti i tumori femminili: è la prima causa di morte oncologica per le donne in tutte le fasce di età, seguito dal cancro al polmone (al 12 dicembre 2023, dati dell’Associazione Italiana Registri Tumori).

Negli Stati Uniti è il secondo cancro più frequente dopo quelli della pelle, e la seconda causa di morte da cancro, dopo quello del polmone. Le donne nere sono a maggior rischio di cancro alla mammella in stadio più avanzato rispetto agli altri gruppi razziali o etnici, e di essere colpite dal temibile cancro triplo-negativo, forma aggressiva in cui le cellule non possiedono tre tipi di recettori presenti invece nei cancri più comuni. È questo uno dei motivi per cui le donne nere hanno una probabilità del 40% maggiore di morire di cancro alla mammella, rispetto alle donne bianche. Lo screening è dunque un mezzo importantissimo per individuare il tumore in stadio precoce, come già nel 2016 la USPSTF americana aveva sottolineato emettendo una raccomandazione specifica. Recentemente è stata aggiornata e ampliata, dopo una revisione di studi che prendono in considerazione la popolazione in oggetto e le fasce d’età, con lo scopo di massimizzare i benefici dello screening e di ridurre le disuguaglianze nella mortalità tra razze ed etnie. Infatti, tutte le persone con risultato patologico devono ricevere appropriato monitoraggio, esami supplementari (inclusa la biopsia, se indicata) e, in caso di diagnosi di cancro alla mammella, un trattamento efficace.

La raccomandazione si rivolge alle donne cisgender e a tutte le altre persone cui è stato attribuito, alla nascita il sesso femminile (compresi uomini transgender e persone non-binarie1), a partire dai 40 anni di età, a rischio standard di cancro alla mammella. Questo perché la stima del beneficio netto dello screening è influenzata dal sesso (femmina), piuttosto che dall’identità di genere, sebbene gli studi esaminati per questa raccomandazione generalmente abbiano usato il termine “donne”. La raccomandazione si applica a persone che hanno fattori di rischio per cancro alla mammella, come storia familiare positiva (cancro mammario in parenti di 1° grado), o seni densi. Non si applica a persone con un marcatore genetico di alto rischio (mutazioni dei geni BRCA1 o BRCA2) o che hanno ricevuto da giovane radioterapia ad alte dosi al torace, che hanno già avuto un cancro alla mammella o lesioni ad alto rischio su biopsie precedenti.

Tecniche: sia la mammografia digitale standard che la Mammografia Digitale con Tomosintesi (DBT, Digital Breast Tomosynthesis, o mammografia 3D) sono mezzi efficaci per lo screening. Studi di confronto tra le due metodiche, in cui la seconda implica comunque l’esecuzione della prima, non hanno trovato una differenza statisticamente significativa né per la scoperta del cancro né per le sue caratteristiche (dimensioni, grado istologico, caratteristiche del nodulo). Piuttosto, dai registri di una vasta rete di sorveglianza (Breast Cancer Surveillance Consortium, BSCS), la DBT dimostra benefici simili, ma meno risultati falso-positivi rispetto alla tecnica standard).

Intervallo tra screening: l’evidenza dice che un esame ogni due anni ha rapporto beneficio/danno più favorevole rispetto allo screening annuale in tutte le fasce d’età, e non è più valido per scoprire cancri in stadio più avanzato o con prognosi più sfavorevole.

Nella formulazione del 2016, lo screening biennale era raccomandato alle donne di età 50 – 74 anni, lasciando la decisione di applicarlo a donne più giovani, di 40-49 anni, sulla base del rischio individuale e delle preferenze personali. Inoltre, non trovava basi solide la raccomandazione di aggiungere alla mammografia ulteriori esami, quali l’ecografia, la risonanza magnetica o la DBT in donne con seno denso e mammografia negativa, come pure di estendere lo screening dai 75 anni in poi. Poiché i dati epidemiologici hanno evidenziato, tra il 2015 e il 2019, un aumento costante dell’incidenza di cancro aggressivo in donne di 40 – 49 anni, nella nuova stesura lo screening biennale è raccomandato a tutte le donne tra 40 e 74 anni, mentre gli altri due punti restano invariati. I benefici di questo tipo di screening sono del tutto simili per le donne nere, sia in termini di riduzione della mortalità, che di allungamento della vita.

L’incidenza del cancro alla mammella aumenta con l’aumentare dell’età, con picco tra 70 – 74 anni; in realtà, i numeri restano alti anche nei gruppi 75-79 e 80-84 anni ma, in mancanza di studi mirati, non esiste sufficiente evidenza di un beneficio dello screening in tali fasce di età.

  1. Non binario è riferito a persona di una vasta gamma di identità differenti, che non rientrano nel cosiddetto binarismo di genere, cioè non strettamente e completamente maschili o femminili. Per esempio, assenza di genere (agender), presenza di più di un genere (bigender, pangender), fluttuazione tra generi (genderfluid), ed altre.

Screening for Breast Cancer. US Preventive Services Task Force Recommendation Statement.  Published online April 30, 2024. doi:10.1001/jama.2024.5534.  

https://jamanetwork.com/journals/jama/fullarticle/2818283