A volte ritornano…. Vaiolo delle Scimmie


Cosa succede

Ogni giorno giungono, agli enti ufficiali di controllo delle malattie, nuove segnalazioni di casi di Vaiolo delle Scimmie: il 25 maggio scorso, la OMS ne ha comunicato 219 casi, globalmente nel mondo, in 21 paesi in cui la malattia non è endemica, tra cui Europa (particolarmente Spagna), USA, Israele, e in soggetti senza storia di viaggi in aree endemiche (Africa centro occidentale, particolarmente la Repubblica Democratica del Congo). È questo il motivo per cui un numero così basso di casi ha messo in guardia gli organismi di controllo a livello europeo e mondiale.

La malattia

Il vaiolo delle scimmie è una malattia rara, causata da un virus appartenente allo stesso genere del virus del vaiolo umano e bovino. È stata scoperta nel 1958, quando due focolai di una malattia della pelle, simile al vaiolo, sono scoppiati in colonie di scimmie allevate a scopo di ricerca, da cui il nome. La prima infezione nell’uomo è stata descritta nel 1970 in Congo, proprio quando la lotta per l’eliminazione del vaiolo viveva la sua fase più intensa. Da allora, casi sporadici sono stati osservati in diverse altre aree dell’Africa centro-occidentale, con i numeri maggiori in Congo: fuori dall’Africa i casi riportati erano legati comunque a viaggi internazionali in aree endemiche o all’importazione di animali dalle stesse.

Nell’uomo, i sintomi sono simili a quelli del vaiolo, ma più attenuati: un inizio aspecifico con febbre, mal di testa, dolori muscolari e astenia, linfonodi ingrossati (che non si osservano nel vaiolo classico); poi, nel giro di qualche giorno, la comparsa di un “rash” costituito da macchie, vescicole, pustole, papule, che spesso partono dalla faccia per estendersi poi ad altre parti del corpo, anche al palmo delle mani. La malattia dura per 2-4 settimane e si risolve spontaneamente, anche in assenza di trattamento specifico, nella maggior parte dei casi. In Africa, uno su 10 soggetti che hanno contratto la malattia muore a causa di essa.

I casi attuali

La maggior parte dei casi è stata riscontrata in uomini giovani, in particolare in soggetti che si dichiarano gay, bisessuali o comunque uomini che fanno sesso con uomini. Nelle aree non endemiche, il decorso dell’infezione è blando e non risulta finora alcun caso di morte. Per lo più i soggetti si rivolgono al medico per la comparsa delle lesioni cutanee, nell’area genitale o lì vicino, il che suggerirebbe un ruolo importante del sesso. In realtà questa è tecnicamente una Infezione Sessualmente Trasmessa (IST), anche se, al momento, sappiamo che il virus si diffonde tramite goccioline in altri tipi di contatto fisico stretto viso-viso, pelle-pelle, e si può passare durante il sesso.

Vaiolo delle scimmie e HIV/AIDS: lo stigma

La presentazione della malattia, prevalentemente in uomini che fanno sesso con uomini, riporta ai primi tempi della diffusione dell’AIDS, con il ritorno dello stigma che ha colpevolizzato e isolato per molto tempo le comunità gay. Il fatto che molti, sia con AIDS che a rischio di contrarre HIV, allora non abbiano fatto il test o, nel caso lo abbiano fatto, non siano andati a farsi curare, contribuendo alla diffusione della malattia, è uno dei più pesanti risultati dello stigma. L’epidemia di HIV ha insegnato che il rischio che si riproponga questo problema è alto. In epoca di social media dilaganti, possono incominciare a girare voci e false informazioni, accuse insensate, paure inventate, come purtroppo abbiamo constatato durante tutta la pandemia da COVID-19. Adesso che nel mondo occidentale inizia la stagione più propensa ai contatti interpersonali numerosi in feste, gite, pranzi e qualsivoglia eventi sociali (non esclusivi dei gay!), occorre più che mai un atteggiamento equilibrato.  È assolutamente necessario produrre e condividere il più velocemente possibile dei dati informativi basati su fatti reali. Bisogna prestare ascolto a quelle fonti che si sono dimostrate affidabili durante la pandemia da COVID-19, a quegli scienziati che si sono affermati come riferimento per essere grandi esperti di malattie infettive, e nello stesso tempo persone pienamente consapevoli delle implicazioni delle epidemie e capaci di riflettere sui fatti che si presentano di volta in volta.

Il vaccino anti-vaiolo

Ecco un altro ritorno: un vaccino dichiarato ormai inutile, torna alla ribalta. In Italia tutti coloro che sono nati prima del 1977 sono stati vaccinati contro il vaiolo, in quanto la vaccinazione era allora obbligatoria per i nuovi nati, essendo il vaiolo una malattia grave, capace di uccidere il 30% delle persone infette. Poi, grazie a una capillare campagna vaccinale negli anni ’60 e ’70, il vaiolo in Italia è stato eradicato. L’obbligo di vaccinazione è stato quindi dapprima sospeso e poi, nel 1981, abolito. D’altra parte, il rischio di effetti collaterali della vaccinazione antivaiolosa non era trascurabile, e ad un certo punto aveva superato i potenziali benefici.

Le persone vaccinate contro il vaiolo sono ragionevolmente protette dal vaiolo delle scimmie, data la similitudine dei due virus riferibile all’appartenenza allo stesso genere. Dati prodotti in Africa in passato parlano di una copertura dell’85%.

Essendo il vaiolo l’unico patogeno completamente eradicato a livello mondiale, la produzione dei vaccini si è praticamente fermata: oggi ne sono disponibili solo due, uno prodotto negli USA, molto simile a quello originale (quindi con possibili importanti effetti negativi), ed uno prodotto in Danimarca, specificamente progettato per causare meno effetti collaterali. I due vaccini sono in grado di prevenire la malattia, anche se usati fino a 4 giorni dall’esposizione al virus, e potrebbero quindi essere usati per proteggere i soggetti entrati a contatto con individui infetti ma, nonostante siano disponibili, al momento in nessun Paese i due vaccini vengono prescritti, né alcun Paese ha annunciato l’intenzione di utilizzarli. Del resto, le scorte di entrambi sono al momento scarse.

Raccomandazioni per la prevenzione

C’è comune accordo sul fatto che il soggetto medio non si debba preoccupare, perché il rischio nella popolazione generale è ritenuto molto, molto basso. Tuttavia, alla scuola di COVID-19, abbiamo imparato le pratiche preventive che non cambiano e alle quali dovremmo ormai essere abituati.

Specificamente:

  • Evitare il contatto con animali noti per albergare il virus
  • Isolare i pazienti infetti, tracciare e sorvegliare i contatti
  • Evitare il contatto con qualunque materiale che sia stato a sua volta in contatto con persone o animali malati
  • Applicare le norme della buona pratica igienica, innanzi tutto il lavaggio accurato delle mani con acqua e sapone o detergenti a base di alcool
  • Usare i dispositivi di protezione individuale (PPE) nel prendersi cura di un malato.

Riferimenti

Multi-country monkeypox outbreak in non-endemic countries. WHO, 21 maggio 2022 https://www.who.int/emergencies/disease-outbreak-news/item/2022-DON385

U.S. Monkeypox 2022: Situation Summary. CDC, 26 maggio 2022 https://www.cdc.gov/poxvirus/monkeypox/response/2022/index.html

Statement – Monkeypox in the European Region: what we know so far and how we need to respond. WHO European Region, 31 maggio 2022  https://www.euro.who.int/en/media-centre/sections/statements/2022/statement-monkeypox-in-the-european-region-what-we-know-so-far-and-how-we-need-to-respond