Il rapporto scientifico della European Food and Safety Authority (ESFA)
Il rapporto recentemente pubblicato -12 febbraio 2026 – riferisce i risultati di una indagine condotta da ESFA mediante interviste telefoniche (15.000 nel 2023 e 8.000 nel 2024) ad adolescenti, adulti e donne gravide di 27 Paesi dell’Unione, riguardo ai consumi di 38 specie ittiche, e al grado di consapevolezza alimentare rispetto ai contaminanti e alle linee guida nutrizionali.
Circa una persona su tre in Europa, donne in gravidanza comprese, consuma quantità potenzialmente dannose di pesce contenente alti livelli di mercurio, definite come 3 o più porzioni a settimana con 1 mg di metilmercurio (MeHg)/kg di pesce, pesato umido, con un aumento passato dal 26% del 2023 al 50% del 2024.
Mercurio nei pesci e danni alla salute
Le più alte concentrazioni di mercurio si trovano nei grandi predatori, come squali, pesci spada, grossi tonni, mentre specie più piccole quali salmoni, sgombri, sardine e acciughe tendono ad avere livelli più bassi. I soggetti più sensibili al mercurio del cibo sono i feti, i neonati, i bambini fino a 6 anni e le donne in gravidanza/allattamento, per i rischi di danno sullo sviluppo neurologico. Per la popolazione generale, si sospetta un aumentato rischio cardiovascolare, ma a dosi molto più alte di MeHg.
Informazione sul problema
Poiché gli aumenti registrati in diversi Paesi sono simili, indipendentemente dall’esistenza o meno di direttive nutrizionali aggiornate, ci si chiede quali altri fattori possano influenzare i cambiamenti dietetici. L’indagine ha evidenziato che i consumatori sono molto più consapevoli (fino al 60%) dei potenziali benefici del consumo di pesce, piuttosto che dei rischi derivanti da eventuali contaminanti (solo il 10-14%). Secondo l’ESFA, il sapore, il prezzo e i supposti benefici sulla salute, spesso contano di più delle preoccupazioni sanitarie. I recenti aumenti nei consumi possono riflettere l’insistenza della comunicazione e dei media sui benefici degli omega-3, senza enfasi paragonabile sulla scelta di specie appropriate e sulla moderazione dei consumi.
Consigli di consumo
La maggioranza delle autorità sanitarie nazionali dei Paesi europei consiglia di limitare il consumo di pesce con contenuto in mercurio superiore alla soglia critica a 1-2 porzioni a settimana, o 3-4 porzioni di pesce al di sotto della soglia. Durante la gravidanza, il rapporto EFSA afferma che fino a 3-4 porzioni di pesce a settimana è associato in realtà un migliore sviluppo neurologico nel bambino, purché si evitino i pesci ad alto contenuto di Hg.
Tutti i pesci sono ricchi di proteine di alta qualità e di oli essenziali; quindi, è molto positivo mangiare pesce 2-3 volte a settimana. Il tonno, in particolare, è il più nutriente: ma, trattandosi di un grosso pesce, il mercurio si accumula. Il merluzzo, il nasello e lo sgombro hanno meno proteine, anch’esse di ottima qualità, ma meno mercurio. Il consumo regolare di specie più piccole, come sardine, acciughe e aringhe in generale presenta rischi minori. Se non si ama il loro sapore forte, si può prepararli con un condimento che lo attenui, ad esempio aglio, yogurt e spezie. Quindi è evidente che il primo criterio per i consumatori che scelgono il pesce da mangiare è rappresentato dalle dimensioni. Bisogna ricordare a chi ama il tonno, che il tonno in scatola, essendo ottenuto con i meno costosi tonni piccoli, va molto meglio, sebbene non esente da inquinamento da mercurio.
Riferimenti
Angela Bearth et al. Frequency of consumption of different fish, crustacean and mollusc species contributing to methylmercury exposure and consumer awareness of national advice on their consumption. EFSA Journal, February 12, 2026. https://doi.org/10.2903/j.efsa.2026.9865
Lennon Annie. High-Mercury Fish Consumption Rising in Europe, EFSA Reports – Medscape, February 18, 2026. https://www.medscape.com/viewarticle/high-mercury-fish-consumption-rising-europe-efsa-reports-2026a100051v
