2026/01/25. La Cina è vicina


La Cina è diventata ormai una superpotenza globale nella ricerca scientifica e tecnologica. Dati ufficiali dicono che nel 2024 l’ammontare della spesa totale in ricerca e sviluppo è stata di 3,6 trilioni di yuan, pari a circa 520 miliardi di dollari, in crescita dell’8,3% rispetto al 2023, nonostante il rallentamento dell’economia del Paese. Ai poderosi investimenti hanno corrisposto concreti risultati. Nel corso del 2024 La Cina ha pubblicato 878 300 lavori sul Web of Science Core Collection, l’indice delle citazioni più affidabile del mondo, contro i 26 200 dell’anno 2000, il che la rende la nazione più produttiva del mondo in termini di pubblicazioni scientifiche. Questo slancio è destinato a continuare nel corso del 2026, anno cruciale per la scienza e la tecnologia in Cina perché prenderà il via il 15° Piano Quinquennale per lo Sviluppo Economico e Sociale (2026-2030), il cui proposito dichiarato è quello di raggiungere “un’autosufficienza scientifica e tecnologica di alto livello”, capace di accelerare nuove scoperte nelle tecnologie chiave e tradurre la ricerca in grandi vantaggi socioeconomici. La strategia coinvolge l’intera nazione, è coordinata dallo stato e guidata dalla “mission” dichiarata; investe grandi risorse in aree specifiche, come i semiconduttori e i materiali avanzati.

In campo sanitario, il Piano promette di costruire una Cina in salute, promuovendo lo sviluppo della popolazione e il perseguimento dell’equità nella fornitura dei servizi essenziali. È anche previsto un sostanzioso investimento nella medicina tradizionale cinese, usata da milioni di individui nel mondo, che rappresenta un’opportunità per una ricerca che abbia finalmente il necessario rigore metodologico per confrontarsi con gli standard globali. Questa ricerca così potentemente e centralmente guidata, se da una parte mobilizza rapidamente il sostegno economico là dove si è sulla strada di una scoperta, ha anche degli svantaggi: essa trascura completamente la ricerca che nasce dalla curiosità, che talora porta a inaspettate e importantissime scoperte. Nella realtà, la distribuzione dei fondi registra una disparità geografica e delle disuguaglianze, con la concentrazione sulla Cina orientale, in particolare Pechino, Shanghai e Guangzhou, e su poche istituzioni-guida.

L’integrità della ricerca in Cina è diventata però un problema come dimostra la proliferazione di falsi lavori (“paper mills” nel gergo della letteratura scientifica) e l’aumento di ritrattazioni. Nel 2025, come parte di una azione determinata ad affrontare questo problema, il governo cinese ha intensificato la repressione nei confronti dei paper mills e lanciato una campagna nazionale contro le ritrattazioni. A livello istituzionale, la formazione per l’integrità della ricerca è stata resa obbligatoria in molte università top della Cina. È essenziale estendere queste misure a università e istituti di ricerca in tutto il Paese, per consolidare la fiducia internazionale nei contributi della Cina alla scienza globale.

I contributi cinesi giunti a The Lancet sono bruscamente aumentati nell’ultima decade: i lavori pubblicati mostrano che la Cina è un leader nella qualità della ricerca, non solo nella quantità. Nondimeno, si sono anche visti studi, in particolare di trial clinici, che non rispettano completamente gli standard internazionali per quanto riguarda il modello dei trial. Per esempio, il gruppo di controllo della sicurezza dei dati formato da membri appartenenti allo stesso istituto degli autori fa sorgere preoccupazione su indipendenza e responsabilità. Ci sono stati casi di registrazione retrospettiva o addirittura inesistente, sulle piattaforme approvate dalla WHO. Se la Cina intende approfondire il suo impegno nella collaborazione globale e nella leadership scientifica, deve chiaramente aderire alle regole globali e riportare i risultati secondo gli standard stabiliti.

La storia parla chiaro: la scienza migliore nasce sovente dalla collaborazione internazionale basata sulla trasparenza dei dati, l’integrità della ricerca e la reciprocità. Sebbene la collaborazione scientifica tra Cina e USA sia in calo dal 2019, quella con Paesi della regione Asia-Pacifico, Africa e Medio Oriente è salita rapidamente, mentre si sta rafforzando quella con l’Unione Europea. Ci sono molte opportunità di avvicinarsi alla Cina nel campo della ricerca scientifica, ma anche rischi di perderle: la insicurezza dei dati e le tensioni geopolitiche generano sfiducia e creano barriere pratiche alla cooperazione. Dobbiamo considerare come un’opportunità l’ascesa della Cina tra i leader globali della ricerca e costruire fiducia reciproca e partnership verso un ideale “forum” di ricercatori di tutte le nazioni del mondo, che lavorino al progresso della scienza e della salute

Riferimenti

Editorial. The rise of China’s research: a global opportunity. The Lancet, January 17, 2026. https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(26)00084-X/fulltext

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