Il nuovo inquadramento dell’obesità, che emerge dal dibattito scientifico generato dalla odierna disponibilità di trattamenti farmacologici e chirurgici efficaci in aggiunta alla dieta e allo stile di vita, tende a definire l’obesità come malattia cronica a sé stante, concetto non ancora unanimemente accettato. La definizione dei nuovi parametri diagnostici (BMI + misura antropometrica + danni alla salute correlati con l’eccesso di adiposità) ha lo scopo di individuare il gruppo di soggetti con obesità clinica, cioè coloro che già mostrano complicazioni patologiche, da avviare terapie farmacologiche o chirurgiche, con priorità nei confronti di altri con obesità pre-clinica, cioè coloro che tali alterazioni non hanno ancora. Questo atteggiamento ha enormi risvolti economici, perché cerca di limitare la spesa farmaceutica ai casi più avanzati di quella che è una vera pandemia. Questo atteggiamento che, se adottato, è destinato ad impattare notevolmente sull’opinione pubblica e la politica sanitaria dei vari Paesi, suscita un problema specifico se si considerano i bambini e gli adolescenti, popolazione particolarmente vulnerabile.
I bambini
La maggior parte di questi si presenta con obesità pre-clinica, verosimilmente per la più corta durata della condizione e per la maggiore capacità di riparazione. L’obesità pre-clinica è una patologia eterogenea, dove non si può sapere quali soggetti peggioreranno velocemente e quali no. Quindi, non garantire l’accesso ai moderni trattamenti a tutti i bambini e adolescenti obesi può portare alla persistenza e all’aggravamento dell’obesità con tutte le comorbidità associate. La fisiologia pediatrica è sotto molti aspetti diversa da quella dell’adulto, per cui certe patologie derivanti dall’obesità possono progredire clinicamente più in fretta nei più giovani che negli adulti. Al contrario, un intervento tempestivo ed efficace nel bambino può ristabilirne la piena salute o almeno ridurre sensibilmente i rischi a lungo termine per l’età adulta, data la minore durata dell’obesità e la maggiore plasticità degli organi nella riparazione del danno. Un esempio: la chirurgia bariatrica produce perdita di peso e miglioramento delle condizioni di salute sia negli adulti che negli adolescenti ma, a parità di quantità di peso perduta, a 5 anni dall’intervento gli adolescenti mostrano remissione del diabete e dell’ipertensione più spesso degli adulti.
È concettualmente sbagliato trattare i pazienti pediatrici come fossero dei piccoli adulti: l’inquadramento diagnostico/terapeutico non si può trasferire pari pari dall’adulto al bambino. Le linee guida dell’Associazione Americana di Pediatria sottolineano l’importanza del trattamento precoce dell’adiposità eccessiva indipendentemente dai segni di obesità clinica. Questo approccio può avere un effetto enorme sulla qualità di vita di bambini e ragazzi nonché, alla lunga, anche sulla società, riducendo i costi sanitari diretti e indiretti di una malattia che persiste nell’età adulta ed oltre. Inoltre, come per la chirurgia bariatrica, la terapia farmacologica può essere più efficace e con risultati più duraturi nei giovani, i cui organi e tessuti sono ancora incredibilmente plastici. Diversi studi dimostrano il favorevole rapporto costo/beneficio di questa condotta. D’altronde, si è visto che la persistenza dell’eccesso di grasso dall’età giovanile a quella adulta si traduce in un aumento della morbidità entro pochi anni, e non solo in un aumento del rischio di morbidità.
Un problema etico
In pediatria, la distinzione tra obesità pre-clinica, che non dovrebbe accedere ai moderni trattamenti farmacologici e chirurgici, e obesità clinica che lo dovrebbe, genera anche un problema etico. Secondo questa distinzione, solo i bambini con obesità clinica correrebbero immediati gravi rischi per la loro vita e la loro salute, tanto da aver diritto al trattamento immediato, mentre altri bambini meno malati dovrebbero attendere che la loro condizione peggiori nel tempo. E’ evidente che anche questi bambini dovrebbero essere trattati, anche perché hanno speranza di vita più lunga, e perciò più alta probabilità di benefici a lungo termine e perfino di guarigione.
Un problema sociale
Rimane sempre il problema dei bambini che hanno minore accesso alle cure per fattori esterni, quali quelli socioeconomici. Secondo la deontologia medica, tutti i bambini meritano le cure in modo equo e senza distinzioni di sorta. Per muoversi in queste complessità etiche, le priorità devono essere dettate dai dati epidemiologici e dalle valutazioni del costo/efficacia, affinché si ottengano benefici ottimali senza esclusioni ingiuste.
Riferimenti
Melania Manco. Reframing Obesity in Children. Viewpoint. JAMA Pediatrics , July 2025. https://jamanetwork.com/journals/jamapediatrics/article-abstract/2834285
Immagine da: https://www.freepik.com
