Nell’estate del 2025 negli Stati Uniti si è consumata una delle settimane più difficili per la sanità pubblica americana. In pochi giorni si sono verificati tre eventi che hanno scosso la comunità scientifica e l’opinione pubblica: un attentato armato nella sede del CDC (Centers for Disease Control and Prevention), la cancellazione di mezzo miliardo di dollari destinati alla ricerca sugli mRNA e la richiesta di Robert F. Kennedy Jr. di ritirare un importante studio pubblicato su Annals of Internal Medicine sulla sicurezza dei vaccini.
Questi episodi non sono scollegati tra loro: sono l’espressione di un movimento, Make America Healthy Again (MAHA), guidato da Kennedy, che negli ultimi anni ha conquistato ampi spazi di visibilità e consenso grazie a un linguaggio diretto, seducente per chi si sente tradito o deluso dalle istituzioni. Al centro della sua narrativa vi è un messaggio chiaro: la scienza e la medicina tradizionale sarebbero strumenti di grandi interessi economici più che di tutela della salute.
La forza della scienza, i limiti della disinformazione
Kennedy accusa i vaccini mRNA di essere inefficaci e addirittura di favorire la comparsa di nuove varianti. A sostegno delle sue tesi cita un dossier di 181 pagine che, a uno sguardo critico, appare più come una raccolta eterogenea di piccoli studi non revisionati o estratti decontestualizzati, piuttosto che un corpus di evidenze scientifiche solide.
La realtà dei dati è molto diversa. Numerosi studi clinici di grandi dimensioni, rigorosamente peer-reviewed, hanno mostrato che i vaccini mRNA hanno avuto un ruolo fondamentale nel salvare milioni di vite durante la pandemia da COVID-19. Non hanno impedito la trasmissione del virus in senso assoluto – un compito che nessun vaccino respiratorio riesce a garantire completamente – ma hanno ridotto drasticamente i casi gravi, i ricoveri e i decessi.
Come ogni intervento medico, non sono privi di rischi. La farmacovigilanza ha documentato eventi avversi, fra cui la miopericardite: uno studio condotto negli Stati Uniti su quasi 300 milioni di dosi ha rilevato un’incidenza di 4,4 casi per milione di somministrazioni, nella maggior parte dei casi con decorso lieve e completo recupero. Questi numeri aiutano a mantenere la prospettiva: il rischio esiste, ma resta infinitamente più basso rispetto al beneficio ottenuto in termini di vite salvate.
Non solo: la piattaforma mRNA rappresenta oggi una delle più promettenti frontiere di ricerca, non solo per le malattie infettive ma anche per oncologia, malattie rare e altre patologie croniche. Interrompere o ostacolare questa ricerca significa privare milioni di persone di future possibilità terapeutiche.
Il problema della fiducia
Se i dati scientifici sono così solidi, come spiegare allora la crescente diffidenza di una parte della popolazione? La risposta, secondo molti osservatori, non è solo scientifica ma sociale e politica.
Gli Stati Uniti spendono oltre 13.000 dollari pro capite all’anno in sanità, più di qualsiasi altro Paese, eppure presentano l’aspettativa di vita più bassa tra i Paesi ad alto reddito. Questa contraddizione alimenta un senso diffuso di ingiustizia: molti cittadini percepiscono di pagare molto senza ricevere in cambio servizi adeguati.
In questo contesto, i messaggi di Kennedy e del movimento MAHA trovano terreno fertile. Si fondano su una premessa che contiene elementi di verità – le distorsioni generate dal sistema sanitario privatizzato e dal settore alimentare scarsamente regolamentato – ma vengono poi piegati a un’agenda che non propone soluzioni concrete. Nessun piano per l’accesso universale alle cure, nessuna proposta di riforma del sistema assicurativo, nessun intervento strutturale contro l’obesità o le dipendenze. Solo un costante spostamento dell’attenzione verso presunti complotti e un attacco sistematico alle istituzioni scientifiche.
Il rischio di questa strategia è duplice: da un lato mina la fiducia nelle istituzioni sanitarie, dall’altro indebolisce gli strumenti di prevenzione che si sono dimostrati più efficaci, come le vaccinazioni.
Lezioni che parlano anche a noi
Si potrebbe pensare che questa sia una vicenda lontana, un problema tipicamente americano. Ma non è così. I meccanismi della disinformazione non conoscono confini: la circolazione globale dei social media rende immediatamente accessibili teorie complottistiche, notizie distorte e narrazioni che fanno leva su paure reali.
La lezione che arriva dagli Stati Uniti è che la scienza, da sola, non basta. Per essere efficace deve saper dialogare, ascoltare, comunicare con trasparenza. Non si tratta solo di “convincere” con i numeri, ma di comprendere le ragioni profonde della sfiducia, dare risposte concrete e coinvolgere i cittadini come partner attivi, non come destinatari passivi di decisioni.
Conclusione: prevenire la disinformazione è prevenzione di salute
L’editoriale pubblicato su The Lancet parla chiaro: il movimento guidato da Kennedy rappresenta un “programma pseudoscientifico pericoloso”, che sfrutta il malessere della popolazione per alimentare un’agenda anti-scientifica e anti-vaccinale.
Per chi si occupa di salute pubblica, la sfida è duplice: continuare a innovare nella ricerca e nella pratica clinica, ma al tempo stesso proteggere la qualità del dibattito pubblico, smascherando le false informazioni e restituendo fiducia alla popolazione.
La prevenzione, in fondo, non riguarda solo malattie e comportamenti individuali. Prevenire significa anche difendere il sapere scientifico e garantire che la salute rimanga un bene comune, accessibile e condiviso.
Messaggi chiave per il cittadino
- I vaccini mRNA hanno salvato milioni di vite riducendo ricoveri e decessi da COVID-19: i benefici superano di gran lunga i rischi documentati.
- Gli eventi avversi esistono, ma sono rari e nella maggior parte dei casi lievi: conoscerli e parlarne apertamente rafforza la fiducia.
- La disinformazione può essere dannosa quanto una malattia: diffondere notizie false mina la prevenzione e mette a rischio la salute collettiva.
- La fiducia nella scienza si costruisce con il dialogo: cittadini e istituzioni devono collaborare, ascoltarsi e condividere le decisioni sulla salute.
- Prevenire significa anche informarsi correttamente: scegliere fonti scientifiche affidabili è un atto di responsabilità verso se stessi e la comunità.
Note. Immagine e documento adattati a partire dall’editoriale di The Lancet con il supporto di AI.
Riferimenti
Editorial. RFK Jr and MAHA: dangerous, emboldened, and escalating. The Lancet, August 23,025. https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(25)01683-6/fulltext
