2025/12/23.Inalatori Pre-Dosati nell’Era del Cambiamento Climatico


Nel corso degli ultimi 70 anni gli inalatori – portatili, ad azione rapida, pre-dosati – hanno cambiato la vita dei malati di asma e BCPO. Tuttavia, i loro benefici clinici sono accompagnati da un costo ambientale largamente trascurato. Gli inalatori pre-dosati infatti utilizzano come propellente l’idrofluorocarbonio, un gas serra usato anche negli apparecchi per la refrigerazione e il condizionamento d’aria; questo gas è migliaia di volte più potente della CO2 nel catturare il calore dell’atmosfera. Sebbene ogni dispositivo contenga un volume ridotto di propellente, è stato calcolato che l’uso di un singolo inalatore pre-dosato generi emissioni di carbonio equivalenti a quelle di un’auto a benzina che percorra 100-200 Km. Rapportando il dato alle decine di milioni di inalatori in funzione annualmente, queste emissioni contribuiscono sensibilmente al riscaldamento globale, e finiscono per peggiorare le patologie respiratorie per il miglioramento delle quali gli inalatori sono stati concepiti. Gli inalatori pre-dosati sono responsabili del 98% delle emissioni di tutti gli inalatori. L’87% delle relative emissioni si ascrive ad inalatori contenenti 3 prodotti: albuterolo, budesonide-formoterolo e flucatisone propionato. Questi principi, o analoghi, sono utilizzati in:

  • Broncodilatatori a breve durata d’azione, come il salbutamolo (es. Ventolin), per il sollievo immediato dai sintomi.
  • Corticosteroidi inalatori: utilizzati per il controllo dell’infiammazione cronica, come beclometasone, fluticasone e budesonide.
  • Combinazioni di farmaci che uniscono un cortisonico a un broncodilatatore a lunga durata in un unico spray
  • Combinazioni triplici per trattamenti avanzati della BPCO e dell’asma grave.

Una promettente alternativa è costituita dall’utilizzo di dispositivi senza propellente gassoso quali quelli a polvere secca e quelli a nebbia sottile, già ampiamente disponibili in Europa e Italia, dove rappresentano una quota significativa del mercato, in costante crescita nel 2025. Inoltre, sono in fase di lancio proprio nel corso del 2025 nuovi propellenti “green” a bassissimo impatto ambientale: essenzialmente, nuovi tipi di idrofluorocarbonio in versioni “carbon minimal” con impatto climatico ridotto del 90%, che riducono l’impronta di carbonio della terapia.

La transizione non si attua passando tout court da un inalatore inquinante ad uno “green”. Sebbene molte sostituzioni mantengano lo stesso farmaco e lo stesso dispositivo, non sempre esiste un dosatore ecologico per ogni farmaco o combinazione: in molti casi la transizione implica cambiamenti di terapia o di modalità d’uso per il paziente. In generale, qualunque cambiamento di dispositivo deve essere giustificato dall’evidenza clinica, deve rispondere alle esigenze del paziente ed essere introdotto con attenzione. Significativo uno studio recente condotto su veterani militari negli USA, dove il passaggio ad inalatori a polvere secca ha registrato un aumento dei passaggi in pronto soccorso e dei ricoveri.

A causa dell’aumento delle emissioni di gas serra, il 2024 è stato probabilmente il primo anno in cui la temperatura media della terra ha superato di 1,5° i livelli dell’era preindustriale (1850-1900). Le conseguenze del cambiamento climatico – malattie da calore, peggioramento delle patologie respiratorie e devastanti disastri naturali come alluvioni e incendi – sono ormai realtà quotidiane.  Gli inalatori possono essere tra le più promettenti opportunità per la decarbonizzazione del settore sanitario.  La formazione dei medici deve cambiare per assicurare che, nel momento della prescrizione dei farmaci, essi abbiano ben presente il legame tra cambiamento climatico, salute, e sostenibilità economica, e che debbano essere incentivati ad integrare questi principi in ogni stadio della loro pratica professionale.

Alexander S. Rabin et al. Rethinking Inhalers in the Era of Climate Change.

JAMA, November 11, 2025 DOI: 10.1001/jama.2025.17819

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