2026/07/22. Quando le preoccupazioni non danno tregua: capire l’ansia e sapere che si può curare


Pensare ai figli, far quadrare il bilancio familiare, cercare lavoro, affrontare una lingua nuova o vivere lontano dal proprio Paese può creare molta preoccupazione. In queste situazioni sentirsi tesi, dormire male o avere paura per il futuro è comprensibile. L’ansia, infatti, non è sempre una malattia: è una reazione naturale che ci aiuta ad affrontare i problemi e i pericoli.

Diventa però importante chiedere aiuto quando la preoccupazione è presente quasi ogni giorno, sembra impossibile da controllare e comincia a limitare la vita. L’ansia può rendere difficile dormire, concentrarsi, lavorare, uscire di casa o stare con altre persone. Può anche manifestarsi attraverso il corpo, con palpitazioni, respiro corto, sudorazione, tremori, tensione muscolare, dolore al petto, mal di testa, stanchezza o disturbi allo stomaco. Per questo non sempre viene riconosciuta subito.

Nel disturbo d’ansia generalizzata, la mente sembra non fermarsi mai. Le preoccupazioni possono riguardare contemporaneamente salute, figli, denaro, lavoro, casa e futuro. La persona può sentirsi sempre in allerta, irritabile, stanca e incapace di rilassarsi.

Il disturbo di panico provoca invece attacchi improvvisi di paura molto intensa. Il cuore batte forte, manca l’aria, si può avere dolore al petto, vertigini o la sensazione di perdere il controllo. A volte la paura è così forte da far pensare di stare per morire. Dopo un attacco, si può vivere nel timore che accada di nuovo.

Nell’agorafobia, la persona ha paura di trovarsi in luoghi dai quali potrebbe essere difficile uscire o ricevere aiuto, per esempio autobus, metropolitana, supermercati, code o luoghi affollati. Nei casi più seri può arrivare a non uscire da sola.

L’ansia sociale è legata alla paura del giudizio degli altri. Parlare in pubblico, incontrare persone nuove, chiedere informazioni o mangiare davanti ad altri può diventare molto difficile. Si teme di arrossire, tremare, sbagliare o fare una brutta figura.

La fobia specifica riguarda invece una paura molto forte verso qualcosa di preciso, come aghi, sangue, animali, altezze o viaggi in aereo.

Esistono anche forme più leggere, che non raggiungono tutti i criteri di un disturbo, ma possono comunque creare sofferenza. In altri casi l’ansia compare dopo un evento difficile, come un lutto, una separazione, la perdita del lavoro o un cambiamento importante.

Palpitazioni, dolore al petto, tremori o mancanza d’aria possono comparire anche in presenza di problemi cardiaci, respiratori, tiroidei o a causa di alcuni farmaci e sostanze. Per questo è importante parlarne con il medico, soprattutto quando i sintomi sono nuovi, intensi o frequenti. La valutazione può comprendere il colloquio, alcune domande specifiche, la visita e, quando necessario, esami di laboratorio o un elettrocardiogramma.

Per i sintomi lievi o legati a un periodo difficile possono aiutare semplici interventi: capire che cosa sta accadendo, dormire con maggiore regolarità, camminare, fare esercizi di respirazione o rilassamento, mantenere rapporti sociali e chiedere sostegno. Evitare sempre le situazioni temute può dare sollievo nel momento, ma con il tempo può rafforzare l’ansia.

La terapia cognitivo-comportamentale è il trattamento psicologico più studiato. Aiuta a riconoscere i pensieri che aumentano la paura e ad affrontare poco alla volta le situazioni evitate. Possono essere utili anche percorsi brevi, tecniche di mindfulness e programmi digitali affidabili.

Quando l’ansia è persistente o molto intensa, il medico può prescrivere farmaci da assumere ogni giorno, soprattutto SSRI e SNRI. Non agiscono subito: servono alcune settimane e la cura deve essere controllata nel tempo. Per sintomi occasionali possono essere valutati altri farmaci, come idrossizina o propranololo, in situazioni selezionate.

Le benzodiazepine agiscono rapidamente, ma non sono adatte a un uso prolungato perché possono causare dipendenza, sonnolenza, cadute e problemi di memoria. Psicoterapia e farmaci possono anche essere associati, soprattutto nei casi di ansia generalizzata o disturbo di panico.

Vivere con molte difficoltà può mettere il corpo e la mente in uno stato continuo di allarme. Chiedere aiuto non significa essere deboli: significa riconoscere un problema che può essere affrontato. L’ansia è curabile e, con il sostegno giusto, è possibile tornare a dormire meglio, uscire, lavorare e vivere con maggiore tranquillità.

In presenza di pensieri suicidari, forte disperazione o impossibilità di svolgere le normali attività quotidiane, è necessario rivolgersi rapidamente a un medico o a un servizio di emergenza.

Shepardson RL e coll., “Treatment of Anxiety for Adults in Primary Care Settings: A Review”, JAMA Internal Medicine, 2026. doi:10.1001/jamainternmed.2026.0395. https://jamanetwork.com/journals/jamainternalmedicine/fullarticle/2848049

immagine da: https://www.freepik.com