2025/10/08 Imparare lungo tutto l’arco della vita: giovani, adulti e anziani a confronto


L’apprendimento non si esaurisce nei banchi di scuola, né si conclude con il termine degli studi universitari o con l’ingresso nel mondo del lavoro. È un processo che ci accompagna lungo tutto l’arco della vita, mutando forme, tempi e motivazioni in base all’età, alle esperienze e al contesto in cui viviamo. La scienza educativa e le neuroscienze confermano che l’essere umano resta un “apprendente” permanente: ciò che cambia, con il trascorrere degli anni, è il modo in cui impariamo e le ragioni per cui lo facciamo.

L’apprendimento non è un fenomeno uniforme, ma un processo dinamico e multidimensionale, influenzato da fattori biologici (come lo sviluppo o il declino di alcune funzioni cognitive), psicologici (motivazioni, interessi, emozioni), sociali (relazioni, reti di sostegno, riconoscimento) e culturali (linguaggi, valori, aspettative della comunità di appartenenza).

Nei giovani, in particolare durante l’adolescenza e la prima età adulta, l’apprendimento si distingue per rapidità, flessibilità e adattabilità. La cosiddetta plasticità cerebrale raggiunge livelli massimi: nuove connessioni neurali si creano con facilità, permettendo di acquisire competenze in tempi brevi e di affrontare contesti totalmente nuovi senza troppa difficoltà.

Le motivazioni che spingono i giovani a imparare sono prevalentemente estrinseche: successo scolastico, riconoscimento sociale, crescita professionale, possibilità di affermarsi all’interno di un gruppo. Ciò li rende particolarmente attenti ai feedback critici, che vengono percepiti come strumenti di crescita. Non a caso, molti giovani trovano stimolante confrontarsi con prove impegnative e contesti competitivi.

D’altra parte, questa sensibilità al giudizio altrui può diventare anche una fragilità: pressioni sociali, aspettative elevate e distrazioni costanti – tipiche di una società iperconnessa – rischiano di ostacolare la concentrazione e ridurre la profondità nell’acquisizione delle conoscenze. Qui entra in gioco l’importanza di ambienti educativi capaci di bilanciare stimolo e sostegno, offrendo spazi in cui il giovane possa sperimentare senza sentirsi continuamente sotto esame.

Con l’età adulta, lo scenario cambia. Alcune capacità cognitive, come la velocità di elaborazione o la memoria di lavoro, possono cominciare a declinare lentamente. Ma questo non significa perdere efficacia nell’apprendere: al contrario, gli adulti fanno leva su un patrimonio prezioso di esperienze pregresse, che consente loro di contestualizzare meglio le nuove informazioni.

Gli adulti tendono a privilegiare un apprendimento pratico e mirato, legato a bisogni concreti. L’attenzione si sposta su contenuti che hanno rilevanza immediata per la vita quotidiana, personale o professionale: per esempio, corsi di aggiornamento utili al lavoro, percorsi di educazione alla salute, competenze digitali per restare al passo con la società.

La motivazione, in questa fase, diventa progressivamente più intrinseca. Non si studia più (o non solo) per ricevere un voto o un riconoscimento, ma per interesse personale, per desiderio di crescita o per necessità di affrontare sfide quotidiane. Gli adulti apprezzano ambienti formativi ben strutturati ma non eccessivamente pressanti, che riconoscano i loro tempi e le responsabilità già presenti nella vita (lavoro, famiglia, comunità).

Nella terza età, l’apprendimento non si arresta: assume piuttosto forme nuove. È vero che alcune funzioni, come la memoria a breve termine o la rapidità di ragionamento, possono diminuire. Ma altri aspetti si mantengono stabili o addirittura si rafforzano: il pensiero riflessivo, la capacità di vedere il quadro d’insieme, la sensibilità sociale e morale.

Per questo si parla spesso di saggezza: la possibilità di interpretare l’esperienza in chiave più ampia, connettendo eventi, valori e relazioni. L’apprendimento in questa fase è fortemente orientato a obiettivi pratici e altruistici: trasmettere le proprie competenze, contribuire alla comunità, mantenere un senso di utilità e di benessere psicologico.

Gli anziani prediligono contesti positivi e accoglienti, dove l’errore non sia vissuto come fallimento ma come occasione di crescita: un feedback positivo e valorizzante è più efficace di una critica dura. Inoltre, attività come i corsi di formazione, il volontariato o gli hobby creativi assumono grande valore, perché permettono di mantenere la mente attiva e le relazioni sociali vive.

Un aspetto trasversale a tutte le età è la distinzione tra apprendimento formale e informale.

  • L’apprendimento formale è quello strutturato, regolato da programmi e valutazioni: scuole, università, corsi professionali.
  • L’apprendimento informale è invece spontaneo, quotidiano, radicato nelle esperienze di vita: imparare osservando, confrontarsi con colleghi, leggere un articolo, usare una nuova tecnologia.

Entrambe le modalità sono fondamentali e, intrecciandosi, sostengono lo sviluppo personale e professionale lungo tutto il corso della vita.

Conclusioni

Imparare non è mai un processo statico, ma un equilibrio in continua trasformazione tra capacità cognitive, motivazioni, esperienze accumulate e ambienti di riferimento. Nei giovani prevalgono rapidità e desiderio di riconoscimento, negli adulti esperienza e selezione di ciò che è utile, negli anziani saggezza e ricerca di benessere.

Questa visione sottolinea l’importanza di progettare percorsi formativi capaci di rispettare le esigenze specifiche di ogni età, valorizzando punti di forza e sostenendo le fragilità.

È proprio questa prospettiva che orienta anche l’attività di ASPIC: corsi interattivi rivolti a giovani donne migranti, percorsi di educazione alla salute per adulti, spazi di incontro per anziani in cui l’apprendimento diventa occasione di socialità e benessere. Perché imparare, in fondo, significa continuare a crescere e a vivere pienamente, in ogni stagione della vita.

Riferimenti

Learning Across the Life Span. Pag.:197-223. National Academies of Sciences, Engineering, and Medicine. 2018. How People Learn II: Learners, Contexts, and Cultures. Washington, DC: The National Academies Press. https://doi.org/10.17226/24783.

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