2026/02/20. Quando la salute dipende anche da ciò che sta fuori dall’ambulatorio


Negli ultimi anni si è parlato molto di salute, prevenzione e accesso alle cure. Meno spesso, però, si è riflettuto su ciò che accade “prima” della malattia: le condizioni sociali, economiche e relazionali che influenzano profondamente il benessere delle persone. Un recente report internazionale pubblicato su NEJM Catalyst Insights offre uno sguardo aggiornato su come professionisti e organizzazioni sanitarie stanno affrontando questi aspetti, chiamati Determinanti Sociali della Salute  

Il report nasce da un sondaggio rivolto a centinaia di professionisti sanitari e leader organizzativi di diversi Paesi. L’obiettivo era comprendere quanto le strutture sanitarie considerino importante intervenire su bisogni non strettamente clinici, come insicurezza alimentare, difficoltà economiche, isolamento sociale o problemi di trasporto.

Il messaggio che emerge è chiaro: oltre l’80% dei professionisti ritiene fondamentale che il sistema sanitario si occupi anche di questi aspetti. Non si tratta di una moda passeggera legata alla pandemia, ma di una convinzione che appare ormai consolidata. L’esperienza degli ultimi anni ha infatti mostrato come le disuguaglianze sociali incidano sugli esiti di salute, almeno quanto le diagnosi e le terapie.

Ciò non significa trasformare i Servizi Sanitari in Servizi Sociali, ma riconoscere che le cure funzionano meglio quando tengono conto della realtà quotidiana delle persone. Un paziente può ricevere la migliore prescrizione possibile: ma se non ha mezzi per spostarsi, vive in condizioni di precarietà o non comprende pienamente le indicazioni ricevute, l’efficacia clinica rischia di ridursi.

Uno degli aspetti più interessanti del report riguarda ciò che i professionisti considerano “responsabilità” delle Organizzazioni Sanitarie. Molti ritengono appropriato che i servizi di cura si impegnino anche nel supportare bisogni come sicurezza personale, accesso ai trasporti o prevenzione dell’isolamento sociale.

Le differenze tra Paesi sono significative. Nei sistemi con copertura sanitaria universale, come molti contesti europei, alcune responsabilità vengono percepite come già integrate nelle politiche pubbliche. Negli Stati Uniti, invece, dove la rete di protezione sociale è più frammentata, il settore sanitario viene spesso visto come attore diretto anche in ambiti economici o amministrativi.

Questo confronto internazionale suggerisce una riflessione utile per il territorio: non esiste un unico modello, ma un equilibrio dinamico tra sanità, servizi sociali e comunità locali. Il punto centrale non è “chi deve fare cosa” in modo rigido, ma come costruire alleanze che permettano alle persone di accedere realmente alle opportunità di salute.

Il report evidenzia che la maggioranza delle organizzazioni dichiara di avere già programmi dedicati ai Determinanti Sociali della Salute. Tuttavia, quando si passa dalla presenza formale dei progetti alla loro integrazione nei percorsi clinici, emergono limiti importanti.

Molti professionisti segnalano che adattare concretamente i piani di cura alle condizioni sociali dei pazienti resta difficile. In altre parole, esistono iniziative e buone intenzioni, ma non sempre queste riescono a tradursi in cambiamenti strutturali nella pratica quotidiana.

Tra gli ostacoli più citati compaiono la mancanza di risorse, il coordinamento insufficiente con le organizzazioni di comunità e la difficoltà di dimostrare un ritorno economico immediato degli interventi sociali. È un nodo cruciale: la salute migliora quando si investe anche su fattori non clinici, ma i sistemi di finanziamento tradizionali faticano ancora a riconoscere pienamente questo valore.

Nonostante queste difficoltà, circa tre quarti dei professionisti coinvolti percepisce un miglioramento della salute dei pazienti grazie ai programmi sui determinanti sociali. È un dato di percezione, non una prova definitiva, ma indica una direzione condivisa: affrontare i bisogni sociali non è solo una scelta etica, ma anche un investimento sulla qualità dell’assistenza.

Se c’è un messaggio che attraversa tutto il report è la necessità di rafforzare le reti locali. Le organizzazioni sanitarie, da sole, non possono rispondere a bisogni complessi come la povertà, l’isolamento o le difficoltà linguistiche. Servono alleanze tra Servizi Sanitari, enti pubblici, associazioni, realtà educative e spazi comunitari.

Per i territori e le circoscrizioni questo significa valorizzare luoghi di incontro e progetti che favoriscano il collegamento tra cura e vita quotidiana: centri di aggregazione, infopoint, iniziative di alfabetizzazione sanitaria e percorsi di accompagnamento ai Servizi. Favorire la collaborazione tra realtà diverse può aiutare a trasformare singole iniziative in reti stabili, capaci di intercettare precocemente i bisogni e sostenere l’adozione di buone pratiche di prevenzione.

In questo scenario, esperienze associative orientate alla salute di comunità rappresentano un tassello concreto. Senza assumere ruoli sostitutivi delle istituzioni, alcune realtà del territorio lavorano già per creare ponti tra cittadini e servizi, promuovere informazione basata su evidenze scientifiche e facilitare l’accesso a percorsi di prevenzione. Anche ASPIC, ad esempio, ha sviluppato nel tempo attività di informazione e accompagnamento che puntano a rafforzare la rete locale e a rendere più accessibili le raccomandazioni di salute.

Il report internazionale suggerisce quindi una prospettiva che riguarda tutti: la salute non nasce solo negli ospedali o negli ambulatori, ma nei contesti sociali in cui le persone vivono. Favorire reti territoriali solide, sostenere la collaborazione tra sanità e comunità e investire in percorsi di prevenzione condivisi può diventare una delle leve più efficaci per ridurre le disuguaglianze e migliorare il benessere collettivo.

Riferimenti

Caroline Fichtenberg.  Addressing Patients’ Social Determinants of Health Is Important to Caregivers. NEJM Catal Innov Care Deliv 2026, January 21. DOI: 10.1056/CAT.26.0020 https://catalyst.nejm.org/doi/full/10.1056/CAT.26.0020

Immagini da: https://www.freepik.com