2025/12/17. Siamo davvero una specie monogama? Cosa ci dice la scienza osservando famiglie umane e animali


Per molto tempo la monogamia è stata considerata una caratteristica “culturale”, legata a norme sociali, religiose o giuridiche più che alla biologia. Eppure, una nuova ricerca pubblicata nel 2025 su Proceedings of the Royal Society B propone uno sguardo diverso e, per certi versi, sorprendente: se osserviamo come sono composte le famiglie umane – in particolare il rapporto tra fratelli e sorelle – il comportamento riproduttivo della nostra specie assomiglia molto più a quello dei mammiferi monogami che a quello delle specie non monogame.

Lo studio, condotto dall’antropologo Mark Dyble dell’Università di Cambridge, affronta una domanda antica ma ancora attualissima: la monogamia è davvero il sistema “tipico” degli esseri umani? Per rispondere, l’autore non si limita a osservare le regole del matrimonio o le dichiarazioni culturali, ma analizza un indicatore concreto e misurabile: la proporzione di fratelli “germani” (con la stessa madre e lo stesso padre) rispetto ai fratelli “unilaterali” (che condividono solo uno dei due genitori).

Immaginiamo due situazioni estreme. In una popolazione dove uomini e donne hanno rapporti riproduttivi stabili e duraturi con un solo partner, la grande maggioranza dei figli sarà composta da fratelli germani. Al contrario, in un sistema dove i partner cambiano frequentemente o dove pochi individui hanno molti figli con persone diverse, aumenterà il numero di fratelli che condividono solo il padre o solo la madre.

Partendo da questo principio, Dyble ha analizzato dati provenienti da oltre 100 popolazioni umane, includendo sia società tradizionali studiate dagli antropologi, sia comunità del passato ricostruite grazie al DNA antico. In totale sono stati esaminate quasi 200.000 coppie di fratelli. Questi dati sono poi stati confrontati con informazioni analoghe raccolte in 34 specie di mammiferi non umani, per le quali esistono studi genetici dettagliati sulle parentele.

Il risultato principale è chiaro: mediamente, circa due terzi dei fratelli umani sono fratelli germani. Questa percentuale si sovrappone a quella osservata nei mammiferi socialmente monogami, come i gibboni, i suricati o i licaoni, ed è nettamente più alta rispetto alle specie non monogame, come gli scimpanzé, dove i fratelli con entrambi i genitori in comune sono molto rari.

È importante chiarire un punto: lo studio non sostiene che tutti gli esseri umani siano monogami, né che la monogamia sia l’unico modello esistente. Al contrario, i dati mostrano una grande variabilità tra popolazioni. In alcune comunità antiche o tradizionali, la percentuale di fratelli germani è molto elevata; in altre è più bassa, segno di pratiche come la poliginia, la monogamia seriale o relazioni extra-coniugali.

Tuttavia, se si guarda al quadro complessivo, la distribuzione dei dati “si concentra” chiaramente nell’area della monogamia. In altre parole, pur con tutte le differenze culturali, il comportamento riproduttivo umano nel suo insieme assomiglia più a quello delle specie monogame che a quello delle specie dove la riproduzione è fortemente competitiva o promiscua.

Questo è un punto cruciale anche per la salute pubblica e per la comprensione dei legami familiari. Le strutture familiari influenzano infatti la cura dei figli, il sostegno tra fratelli, la trasmissione di risorse materiali e culturali e, più in generale, il benessere individuale e collettivo.

Un altro aspetto interessante messo in luce dallo studio riguarda le differenze tra l’uomo e gli altri mammiferi monogami. Molte specie monogame vivono in coppie isolate o in piccoli gruppi in cui solo una femmina si riproduce. Gli esseri umani, invece, vivono in gruppi numerosi, con più coppie che coesistono all’interno della stessa comunità.

Inoltre, a differenza della maggior parte dei mammiferi monogami, l’essere umano genera in genere un solo figlio per gravidanza. Questo rende la presenza di molti fratelli germani ancora più significativa: non è il risultato di cucciolate numerose, ma di legami riproduttivi relativamente stabili nel tempo.

Secondo l’autore, questa combinazione – coppie relativamente stabili all’interno di gruppi sociali complessi – potrebbe aver avuto un ruolo fondamentale nell’evoluzione della nostra specie. La cooperazione tra parenti, l’investimento paterno nella crescita dei figli e la costruzione di reti di parentela estese sono tutti elementi che potrebbero essere stati favoriti da un sistema basato sul “legame di coppia”, anche se non sempre rigido o esclusivo.

Perché questi risultati interessano anche chi si occupa di salute e prevenzione? Perché il modo in cui si strutturano le relazioni familiari ha effetti diretti sulla vita quotidiana, sul supporto sociale e sulla capacità di affrontare malattia, stress e difficoltà economiche. Famiglie con legami stabili tendono ad avere reti di aiuto più solide, maggiore condivisione delle responsabilità di cura e, spesso, migliori condizioni per la crescita dei bambini.

Lo studio suggerisce che la monogamia, o più in generale il legame di coppia stabile, non è una costruzione culturale recente, ma una caratteristica profondamente radicata nella storia evolutiva umana. Questo non significa idealizzare un modello unico di famiglia, ma riconoscere che la cooperazione e il sostegno reciproco hanno rappresentato – e rappresentano ancora oggi – un fattore di protezione importante.

Come sempre, la scienza invita a evitare semplificazioni. La monogamia non è “naturale” in senso assoluto, né è l’unica strada possibile per il benessere. Tuttavia, i dati mostrano che, guardando ai risultati concreti della riproduzione, gli esseri umani si collocano sorprendentemente vicini ai mammiferi monogami.

In un’epoca in cui le forme di famiglia sono sempre più diverse e in trasformazione, questo studio offre uno spunto prezioso: al di là delle etichette, ciò che conta davvero è la qualità dei legami, la responsabilità condivisa e la capacità di prendersi cura gli uni degli altri. Ed è proprio su questi elementi che si costruisce, giorno dopo giorno, la salute delle persone e delle comunità

Mark Dyble. Human monogamy in mammalian context.   Proceedings of the Royal Society B, 10 dec 2025. https://royalsocietypublishing.org/rspb/article/292/2060/20252163/363965/Human-monogamy-in-mammalian-context

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