Un’idea nata per cambiare il mondo
Immaginiamo un sistema sanitario che non si limiti ad “aggiustare” ciò che si rompe, ma che lavori ogni giorno per mantenere le persone in salute, prevenendo problemi e affrontando le cause profonde delle malattie. Questo è il cuore della Primary Health Care (PHC), o Assistenza Sanitaria di Base, un concetto nato nel 1978 con la Dichiarazione di Alma-Ata e rilanciato nel 2018 con la Dichiarazione di Astana.
L’idea originaria era, ed è ancora oggi, semplice e potente: la salute non dipende solo dai medici o dagli ospedali, ma da un approccio che unisce prevenzione, assistenza, promozione della salute, partecipazione attiva dei cittadini e collaborazione tra settori diversi, come scuola, ambiente, servizi sociali e lavoro.
Il vero significato di PHC
Secondo l’OMS, la PHC è:
- Un approccio “whole-of-society” – coinvolge l’intera società, non solo i professionisti della salute.
- Un sistema integrato – mette insieme assistenza primaria, salute pubblica e interventi sociali per rispondere ai bisogni reali delle persone.
- Una strategia per l’equità – riduce le disuguaglianze e garantisce che nessuno resti escluso, a prescindere da reddito, istruzione o origine.
Un concetto spesso frainteso
Uno studio pubblicato su The Lancet e condotto dall’OMS ha analizzato i piani strategici di 30 grandi organizzazioni internazionali che operano nella salute. Meno della metà cita esplicitamente la PHC, e tra queste, molte la riducono a servizi sanitari territoriali o a un “pacchetto di interventi” mirati ai bisogni più urgenti.
Questo restringimento di significato ha conseguenze concrete: se pensiamo alla PHC come a un elenco di prestazioni mediche, rischiamo di trascurare interventi chiave come l’educazione alla salute, la creazione di ambienti sani, il coinvolgimento diretto delle comunità nelle decisioni di salute.
Perché riallinearsi è urgente
Il 2025 segna la metà del percorso verso gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU. È un momento decisivo per riportare la PHC al suo significato originario. Un approccio ampio e integrato può:
- rendere i sistemi sanitari più resilienti alle crisi (pandemie, emergenze climatiche);
- ridurre le disuguaglianze di salute, soprattutto nelle popolazioni vulnerabili;
- promuovere la partecipazione attiva delle comunità.
Un esempio concreto
In una comunità con alto tasso di diabete, un approccio di primary care tradizionale offre diagnosi, farmaci e controlli periodici. Una vera PHC fa di più: promuove l’educazione alimentare nelle scuole, crea spazi per l’attività fisica, coinvolge le associazioni locali per sostenere le famiglie fragili, coordina le azioni tra medici, servizi sociali e istituzioni. Non significa “fare di più” in termini di visite, ma “fare meglio” affrontando insieme le cause della malattia.
Il ruolo di tutti noi
Rafforzare la PHC non è solo responsabilità di governi e grandi organizzazioni. Anche noi, come cittadini, e le amministrazioni locali possiamo contribuire in modo decisivo.
Cosa può fare un cittadino
- Partecipare agli incontri di informazione e prevenzione promossi sul territorio.
- Adottare stili di vita salutari e diventare un esempio positivo.
- Segnalare bisogni e barriere nel quartiere, per migliorare l’accesso ai servizi.
- Sostenere le campagne di prevenzione e condividere informazioni corrette.
- Promuovere salute mentale e inclusione nella propria cerchia sociale
Cosa può fare un’amministrazione locale
- Integrare salute e politiche sociali collaborando con scuole, associazioni e servizi sanitari.
- Creare ambienti di vita sani con spazi pubblici sicuri, verde urbano e piste ciclabili.
- Facilitare l’accesso ai servizi tramite sportelli multilingue e mediazione culturale.
- Promuovere educazione sanitaria con corsi e laboratori in quartieri e scuole.
- Coinvolgere la comunità nelle decisioni di salute attraverso tavoli di confronto.
Guardando avanti
La PHC è più attuale che mai. La sfida dei prossimi anni sarà tradurre le parole in azioni concrete, superando i confini tra settori e mettendo le persone al centro. Non basta curare: bisogna creare le condizioni perché ognuno possa vivere in salute.
Come ricorda la Dichiarazione di Astana: “La salute è una scelta politica”. Sta a noi e alle istituzioni scegliere la strada giusta: una PHC forte, inclusiva e capace di affrontare le sfide di oggi e di domani.
Cosa sta facendo ASPIC nell’ambito della PHC
ASPIC odv sta applicando i principi della Primary Health Care (PHC) sul territorio promuovendo la salute come risultato della collaborazione tra cittadini, servizi sanitari e comunità.
Attraverso il Programma ELISA, ASPIC realizza:
- Corsi di educazione sanitaria su prevenzione primaria e secondaria, rivolti soprattutto a donne immigrate e fasce vulnerabili.
- Punti informativi (Infopoint) in diverse sedi di quartiere, dove medici e educatori pari forniscono raccomandazioni personalizzate basate su linee guida scientifiche come quelle dell’USPSTF.
- Azioni di coinvolgimento comunitario, usando la peer education e la mediazione culturale per superare barriere linguistiche, culturali e sociali.
- Collaborazioni multisettoriali con associazioni locali, spazi sociali e servizi pubblici per affrontare determinanti sociali della salute (es. isolamento, povertà, difficoltà di accesso alle cure).
In sintesi, ASPIC traduce la PHC in pratica quotidiana, avvicinando la prevenzione e la cura alle persone e valorizzando la partecipazione attiva della comunità.
Riferimenti
Luke N Allen et al . How major international development organisations operationalise primary health are: a thematic content analysis of strategy documents. The Lancet Primary Care July 2025. https://www.thelancet.com/journals/lanprc/article/PIIS3050-5143(25)00014-7/fulltext
WHO. Operational Framework for Primary Health Care. December 2020. https://www.who.int/publications/i/item/9789240017832/
WHO. Declaration of Alma-Ata. https://iris.who.int/handle/10665/347879
WHO. Declaration of Astana: global conference on primary health care. https://iris.who.int/handle/10665/328123
Immagine creata con AI
